5 May 2008
Poi magari torno.
Smetto di scrivere, almeno per un po’.
Posted at 01:18
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Parole, per i lontani.
“E i giorni son secoli
aspettando di poter tornare
di nuovo alla fine del mondo
cullato dal canto del mare.”
[Modena City Ramblers - Canzone dalla fine del mondo]
A sono io.
A e B si conoscono alla scuola elementare “A. Locatelli” in Varese.
A fa un Erasmus a Edimburgo e conosce C, giovane lecturer d’acustica.
C gli presenta D, che inizierà un dottorato a Dublino con moglie e figli al seguito.
A presenta D a B, che finiscono per lavorare insieme sull’isoletta verde.
E segue B in Irlanda e finiscono per condividere un letto matrimoniale pur di dividere l’affitto.
F, inquietante giordano poligamo, ha scritto 27 misere righe di codice in un mese.
G, desaparecidos irlandese teoricamente responsabile per il progetto è sempre introvabile.
H, ciclista tedesca semiprofessionista, alterna la mountainbike con la programmazione in Java.
I, simpatico francese ultra-efficiente, propone ad A+B un giro in Vietnam e Cambogia.
A+B+D+E+F+G+H+I lavorano insieme perchè le idee di A+D hanno avuto un po’ di successo.
L, ennesimo italiano emigrato in Irlanda, ha conosciuto M via Internet e decide di ospitarla temporaneamente a casa sua. N incontra casualmente M su un pullman.
Il miglior amico di N è O e vive in Germania con la sua ragazza P, entrambi sono casualmente a Dublino in vacanza per qualche giorno.
B+E conoscono L, da cui {(A+B+E)+I+[L+(M+N)]} si incontrano in un pub, da cui nasce l’invito per un’improbabile cena con {(A+B+E)+[L+(M+N)]+(O+P)+F} a cui in tarda serata si aggiungono pure i cinque conquilini di N.
Così prima di lavare i piatti a casa di qualcuno, la polacca in vacanza in Irlanda che vive in Germania e vorrebbe lavorare in UK mi chiede “ma tu come la conosci la padrona di casa?”.
“Hai presente la legge di Reed?”, vorrei rispondere.
Posted at 01:45
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Più calda, più blu, più varia e più moderna, Dublino sta a Edimburgo come Roma a Lonate Ceppino.
In una strana sera senza pinta alcuna, dal divano di questa casa che pare la mia, a volte penso d’aver sbagliato isola.
Dubbio tranquillamente affogabile in 35 minuti di volo offerti dal Governo irlandese per il pretestuoso progetto che mi porta in questa università dal nome strano, per lunghe inutili riunioni con la ciclista tedesca, i due businessmen italiani, il molleggiato francese e il palestrato irlandese.
Casereccie situazioni anomale per sentirsi a casa.
Posted at 22:36
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Tornato a Edimburgo, svuotato lo zaino, fatto il bucato, riempito il trolley e conosciuto la nuova coinquilina, stasera riparto.
Sarò a Dublino fino a domenica per il “solito” secondo lavoro al Trinity College, il progetto di ricerca che rivoluzionerà il mercato mondiale del webhosting. Ma, in fondo, anche no.
Un grazie anticipato a Giucas per l’ospitalità!
Posted at 17:41
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Quarta missione nelle Highlands per il mio progetto.
Volevo installare un piccolo traliccio su un isolotto nell’oceano, così scopriamo che di recente è stato comprato da un misterioso miliardario argentino, il quale ci consente di fare (gratuitamente) quello che vogliamo. La sua è un’isola al cubo: pochi ettari di nulla separati da un’isola più grande separata essa stessa dalla Gran Bretagna.
Prima di salpare per poche miglia di mare su d’una barchetta di legno, il lupo di mare al timone mi chiede se so nuotare. Dico di no, pensando alla temperatura dell’acqua, ai guanti e agli scarponi ai piedi, ai due maglioni che indosso sotto la giacca in Goretex, allo zaino pesantissimo con un’antenna legata sopra.
Ma nessuno ci fa caso, tanto di giubbotti salvagente non ce sarebbero comunque.
Il giorno successivo qualcuno mi offre un passaggio sul solito minaccioso veicolo anfibio ad 8 ruote. Stavolta siamo troppo carichi, e devo resistere un’ora in piedi fuoribordo, aggrappato alla meglio mentre il mostro si mangia come niente fosse un sentiero di rocce e fango.
E fu sera e fu mattina, e ci trovammo sulla minuscola banchina sull’oceano ad aspettare uno sgangherato traghetto. Massimo quattro macchine alla volta (non c’è rischio, siamo soli) che vengono caricate rigorosamente a spinta. Inutile chiedere ricevuta agli scafisti, le poche parole in inglese che conoscono sono per dirmi che - se ne avranno voglia - l’ultima corsa è alle sei.
Giorni di lavoro durissimo rallentati da tante piccole sfighe: rompo un connettore in cima a una montagna e mi rendo conto di aver lasciato il ricambio in paese. Faccio esplodere un alimentatore attaccando per errore 220V al cavo sbagliato. Dei ben tre multimetri che ho a disposizione presto mi rendo conto che: uno non ha più batteria, l’altro è analogico, l’ago storto e ha probabilmente la mia età, l’ultimo non riesco - in cinque giorni - a capire come diamine si accenda.
Ma, all’ora del tramonto, qualcuno mi presta una bicicletta.
Un bambino annoiato vuole venire con me, mi segue con la sua.
La strada, monocorsia vagamente asfaltata, corre lungo la spiaggia di sassi.
Ci sbracciamo per allontanare il gregge di daini fermo in mezzo alla carreggiata.
Pedaliamo con calma. Non piove, non ho fretta.
Alta marea, niente vento, persino il freddo sembra passato.
E così pedalo, scherzando con l’amico di 9 anni, prima di ripartire per 460 miglia verso sud.
Posted at 16:41
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“In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante…”
…oppure semplicemente un dottorando che sta installando antenne, scavalcando goffamente recinti di filo spinato e sprofondando nel fango di questi uggiosi pascoli.
Purtroppo ho dimenticato il cavo della macchina fotografica a Edimburgo, farò un reportage nei prossimi giorni!
Posted at 08:40
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Zaino in spalla, scarponi e portatile sottobraccio, parto di nuovo per i soliti cinque giorni di fieldtrip nelle Highlands.
Freddo, pioggia, cielo grigio e scarsa voglia di mettersi in moto.
Sono belle cornici, per quadri mediocri.
Posted at 22:34
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C’ho un amico che legge Vogue e un’altro che ascolta musica incazzata.
Non si capisce bene cosa ci faccia con loro e, soprattutto, che se ne facciano loro di me. Eppure mi hanno “imposto” tre giorni di vacanza lontano da tutto, di riposo e cibo buono.
Ennesima replica del solito copione, il weekend inizia col volo di routine e col papà che mi viene a prendere a Malpensa. Veloce cenetta con la mia nipotina preferita prima che l’amico lettore di Vogue passi a prendermi.
S’aspetta un Franz stranamente in ritardo, a mezzanotte passata si parte per San Vincenzo (Livorno).
Sedile posteriore confortevole, buio, autostrada deserta e musica non abbastanza incazzata: nonostante tutti i miei sforzi per restare sveglio e fare compagnia, nemmeno i tornanti della Cisa riescono a liberarmi da Morfeo. Si arriva alle 4.40 del mattino causa lieve errore di rotta di Poli che forse confonde ancora Tirreno e Adriatico. Cerchiamo di dimenticarlo con un panino con cotoletta in Autogrill ad un’ora imprecisata.
Appesantiti da un brunch con “schiaccia” assurdamente unta, crostini, prosciutti e formaggi toscani, investiamo il sabato in una passeggiata relax tra i boschi della maremma. Sarà destino, incapacità o forse scritto nelle stelle, ma inesorabilmente presto ci perdiamo e solo il letto di un torrente in secca ci aiuta ad arrivare al mare.
Sabato sera a Firenze in compagnia d’un autovelox a guardia di limiti irragionevoli e d’un gruppetto d’amici toscani che ci conduce al ristorante d’amici. Cenetta con crostini, ‘occoli, stracchino, due primi, un totale di 4kg di fiorentina, contorni fritti, cantucci con mezza pinta di vinsanto, caffè. Appena prima del conto, Franz tenta il suicidio ordinando una fetta di torta al cioccolato, lontana parente in pesantezza del Dolce Varese. Passeggiata notturna tra le bellezze artistiche di Firenze, prima di crollare nuovamente sul sedile posteriore.
Domenica da turisti tra Bolgheri e Baratti e tra la messa del futuro Papa nero e un cinghiale intero per cena.
Dopo un ridicolo volo dall’areoporto rionale di orio al serio, accolto dal freddo e dalla pioggia di questo Paese triste, su d’un treno “notturno” per Glasgow e poi per Edinburgh faccio finta di dormire per evitare la conversazione con loquaci ubriaconi e i loro puzzolenti cani.
Non ho iniziato a leggere Vogue nè ad ascoltare musica incazzata.
Però grazie, ci voleva.
Posted at 10:10
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Giorni grigi di sere nere.
Dubbi e qualche lacrima.
Basta uno sfogo, e i due amici subito s’organizzano e mi “prelevano” per un weekend in loro compagnia presso una località segreta, al caldo e ben lontana da qui. Per staccare completamente la spina.
Grazie, sapevate che ci voleva.
Torno lunedì.
Posted at 08:11
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