Di calore, cinghiali e mari caldi.
C’ho un amico che legge Vogue e un’altro che ascolta musica incazzata.
Non si capisce bene cosa ci faccia con loro e, soprattutto, che se ne facciano loro di me. Eppure mi hanno “imposto” tre giorni di vacanza lontano da tutto, di riposo e cibo buono.
Ennesima replica del solito copione, il weekend inizia col volo di routine e col papà che mi viene a prendere a Malpensa. Veloce cenetta con la mia nipotina preferita prima che l’amico lettore di Vogue passi a prendermi.
S’aspetta un Franz stranamente in ritardo, a mezzanotte passata si parte per San Vincenzo (Livorno).
Sedile posteriore confortevole, buio, autostrada deserta e musica non abbastanza incazzata: nonostante tutti i miei sforzi per restare sveglio e fare compagnia, nemmeno i tornanti della Cisa riescono a liberarmi da Morfeo. Si arriva alle 4.40 del mattino causa lieve errore di rotta di Poli che forse confonde ancora Tirreno e Adriatico. Cerchiamo di dimenticarlo con un panino con cotoletta in Autogrill ad un’ora imprecisata.
Appesantiti da un brunch con “schiaccia” assurdamente unta, crostini, prosciutti e formaggi toscani, investiamo il sabato in una passeggiata relax tra i boschi della maremma. Sarà destino, incapacità o forse scritto nelle stelle, ma inesorabilmente presto ci perdiamo e solo il letto di un torrente in secca ci aiuta ad arrivare al mare.
Sabato sera a Firenze in compagnia d’un autovelox a guardia di limiti irragionevoli e d’un gruppetto d’amici toscani che ci conduce al ristorante d’amici. Cenetta con crostini, ‘occoli, stracchino, due primi, un totale di 4kg di fiorentina, contorni fritti, cantucci con mezza pinta di vinsanto, caffè. Appena prima del conto, Franz tenta il suicidio ordinando una fetta di torta al cioccolato, lontana parente in pesantezza del Dolce Varese. Passeggiata notturna tra le bellezze artistiche di Firenze, prima di crollare nuovamente sul sedile posteriore.
Domenica da turisti tra Bolgheri e Baratti e tra la messa del futuro Papa nero e un cinghiale intero per cena.
Dopo un ridicolo volo dall’areoporto rionale di orio al serio, accolto dal freddo e dalla pioggia di questo Paese triste, su d’un treno “notturno” per Glasgow e poi per Edinburgh faccio finta di dormire per evitare la conversazione con loquaci ubriaconi e i loro puzzolenti cani.
Non ho iniziato a leggere Vogue nè ad ascoltare musica incazzata.
Però grazie, ci voleva.
Posted at 10:10










che stile quei 3…
Comment by franz — 8 April 2008 @ 14:02